Lettera Aperta agli Utenti Italiani di Software

openofficeRiportiamo la seguente lettera aperta:

di Italo Vignoli, responsabile marketing e comunicazione dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org)

Cari Utenti,

nonostante il successo di OpenOffice.org, molti non ci conoscono a sufficienza, cosi’ come non conoscono il software libero e i formati aperti, che in qualche caso identificano con argomenti riservati solo a chi ha dimestichezza con la tecnologia. Nel 2008, vorremmo sfatare qualche mito.

Cominciamo con OpenOffice.org. Vorremmo che tutti coloro che lo paragonano a una vecchia versione di Office provassero a installare la nuova versione per avere un’idea precisa delle caratteristiche e delle funzionalita’ del programma. Nel corso del 2007 il numero degli italiani che hanno scaricato OOo e’ stato superiore – poco o tanto, a seconda dell’interpretazione delle cifre – al numero di coloro che hanno acquistato una licenza di Office 2007.

Nel caso del software libero, il download equivale all’acquisto di una licenza di un software proprietario. Infatti, per tutti coloro che scaricano il software e poi non lo utilizzano ci sono tutti quelli che – soprattutto aziende – effettuano piu’ installazioni da un unico download.

E’ difficile pensare che tutte queste persone – quasi 1.800.000, ovvero gli abitanti di una citta’ come Milano – abbiano installato OpenOffice.org solo perche’ e’ gratis. Probabilmente, qualcuno lo ha fatto per essere in regola con le licenze, qualcuno per la possibilita’ di esportare in formato PDF, qualcuno per le funzionalita’ legate alla gestione dei documenti di grandi dimensioni, qualcuno per poter lavorare in modo indipendente dal sistema operativo. I motivi sono tanti, e tutti validi.

Certo, la base installata di Office continua a essere piu’ ampia (non potrebbe essere altrimenti, visti gli anni di presenza sul mercato dei due prodotti), ma nel 2007 la forbice ha incominciato a restringersi. OpenOffice.org e’ la prima suite che riesce a conquistare una quota importante del mercato, nonostante il fenomeno delle copie, che in passato ha aiutato Microsoft a bloccare la crescita dei concorrenti.

Veniamo al software libero. Qui i miti da sfatare sono molti, ma a noi basterebbe che gli utenti cominciassero ad analizzare i due temi della qualita’ del software e del supporto tecnico, visto che ci sono problemi di sicurezza di Office 2003 che non sono stati risolti a distanza di anni, mentre quelli di OpenOffice.org sono stati tutti “chiusi” nel giro di poche settimane. Naturalmente, non siamo noi a dirlo, ma un sito indipendente: http://www.secunia.com.

Passiamo al tema dei formati, che molti – fino al recente aggiornamento di Office 2003, che ha eliminato in modo intenzionale il supporto di 26 tipi di documento – pensavano fosse un altro “chiodo fisso”. Forse, l’affermazione secondo la quale il contenuto dei documenti creati o modificati con Office e’ nelle mani di Microsoft e non dei legittimi proprietari oggi ha un altro significato, e non solo per noi. Anche su questo tema, vorremmo che gli utenti fossero un po’ piu’ attenti.

Anche perche’, se qualcuno non lo ha ancora capito, questo e’ solo un anticipo di quello che potrebbe succedere se il formato Microsoft OOXML venisse approvato nella forma attuale, visto che la compatibilita’ con i vecchi formati viene realizzata in modo tale – inserimento all’interno di una “busta” XML, senza pubblicazione delle specifiche – da consentire in qualsiasi momento (ipotizziamo, con il primo service pack di Office 2007) un’operazione analoga a quella appena effettuata per Office 2003.

Concludiamo con l’Associazione PLIO, che ha lo status di ONLUS ed e’ formata da volontari che per l’attivita’ relativa a OpenOffice.org utilizzano il proprio tempo libero. Crediamo sia importante ricordare che OOo puo’ essere usato nella lingua madre dal 95% della popolazione mondiale e dal 100% di quella africana, per cui e’ anche uno strumento che aiuta a ridurre il digital divide.

Abbiamo lavorato in silenzio per diversi anni, impegnandoci a favore della liberta’ del software, per offrire agli utenti un’alternativa percorribile nell’area delle suite per ufficio. Nel 2008 cercheremo di essere piu’ attenti a tutte le situazioni in cui questo principio viene disatteso (avete letto questo articolo di Punto Informatico – http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2127784 – che spiega cos’e’ successo a Napoli, dove – tra l’altro – Microsoft ha “legalizzato” la copia di Office a uso privato da parte dei dipendenti comunali?).

E’ anche per questo motivo che abbiamo deciso di promuovere e sottoscrivere una Lettera Aperta al Ministro Luigi Nicolais e al Sottosegretario Beatrice Magnolfi sui progetti per la societa’ dell’informazione, che e’ stata pubblicata – tra gli altri – da Punto Informatico: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2154452. Un’altra iniziativa che sottolinea la grande importanza del software libero per l’innovazione del sistema Italia, e cerca di fare chiarezza sui fondi stanziati per questo specifico obiettivo.

Cordiali saluti a tutti.

4 risposte a “Lettera Aperta agli Utenti Italiani di Software”

  1. GRANDI!!!

    Per quanto posso aiuterò sempre la diffuzione di questo programma e tranquilli, con il mio unico download ho installato open office in 15 PC della scuola media di Meldola; penso che contribuisca anche questo a darvi un’idea che … state cambiando il mondo!!!

    Saluti radiosi

  2. OpenOffice è veramente fatto bene ed in certe funzionalità è superiore ad Office (alla faccia di chi lo crede un office “per i poveri”).
    Le sue caratteristiche di libertà e di utilizzo di un formato VERAMENTE aperto gli stanno spalancando molte porte.
    OpenOffice sta guadagnando terreno molto rapidamente, molte amministrazioni locali stanno iniziando ad usarlo o stanno iniziando piani per la migrazione totale ad OpenOffice.

  3. Mai fare battaglie “contro” ma battaglie “per”. Bisogna dimostrare con i fatti e “casi di eccellenza” che con OOo si puo’ lavorare e per continuare a produrre non e’ per forza necessario avere MSOffice installato sul proprio PC.

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